Si informano i gentili passeggeri che questo treno per Varese avrà fine corsa a Gallarate a causa del ritardo accumulato durante il percorso. Per chi dovesse andare a Varese segnaliamo che sarà possibile prendere il prossimo treno per Varese delle 19 in ritardo di 35 minuti
“Che ha detto?” – tunztunztunz – Dice il tizio con gli auricolari, la musica a palla tipo Benny Benassi. “Ero con le cuffie” tunztunztunz. “E niente. Ha detto che dobbiamo scendere a Gallarate”, risponde l’altro. Calmo. Assetto da Monaco zen tuttobellotuttovabene. “Noddaischerzi?” tunztunztunz. “Prima il ritardo di 50 minuti e poi dobbiamo scendere?” tunztunztunz “Sì. Per aspettare altri 35 minuti”.
Benny dj fissa la porta del controllore. Non esce nessuno. Figurati. Sempre così! Benny è incarognito. Ingobbito. Imbufalito. Imbruttito. Spegne la musica. “Masonodellemmerde!” dice. “Ma no dai. C’hanno lo sciopero come attitudine.” “Ma se lo sciopero è venerdì!” “È vabbè mercoledì, venerdì. Stai proprio cercando il pelo nell’uovo. Cosa vuoi che sia?” Benny toglie le cuffie. Muove la testa da destra a sinistra. Prende la borsa. Si alza sul treno che viaggia ancora. Si siede. Lascia la borsa. Guarda fuori dal finestrino spaesato.
Sì avvisano i signori passeggeri che la prossima è l’ultima fermata. Ci scusiamo per il disagio. Grazie per aver viaggiato con trenord.
“T’ho detto.” “Cosa?” “Prendiamola con filosofia.” “Filosofia…” ripete sottovoce Benny che rimette la musica tra lui e il monaco. Tra il monaco e trenord. Tunztunztunz Lo Guarda. “Impiccati!”
Stazione di… station… gare… Rho fiera Apre la porta. “Giuse’ un’altra precedenza.” “Eh si ho visto, ho visto.” Entra, chiude la porta. Sono in Due. Su un treno in ritardo di 90 minuti a parlare di semafori, nel solito schema in cui, se uno guida, l’altro mette e toglie la chiave quando ci si ferma in stazione. “Scusi”, dice una tizia di 20 anni che adesso ne dimostra 70. “Non ci sono annunci per i ritardi? E poi c’è una lingua nuova agli altoparlanti?” Giuse’ l’osserva. Non dice niente. Si guarda intorno cercando il socio, che ad uscire dalla cabina non ci pensa neanche un po’. “E non so, signora”, dice allontanandosi per infilare la chiave. “Mi dispiace ma c’è stato un guasto. La neve… qualcosa… direfarebaciareletteratestamento…” La porta si apre. Entra il mondo di Rho Fiera. Fuori il mondo di Rho Fiera. Il vicino di banco della ventenne invecchiata male, fa una smorfia. Ha un foulard primaverile con la neve in Lombardia. Gli occhiali intellettualoidi. La faccia di chi non ha un cazzo da fare. “Massigno’ “, dice con un accento romano che neanche Verdone, “‘sti qui nun sanno manco come se chiamano. A fa’ na domanda su i ritardi se grattugiano er cervello!” La ventiSettantenne fa sì con la testa, giusto per non dire di no. Tanto è abituata ai ritardi cronici di Trenord . Figurati adesso con un rompicoglioni che sembra un duca e parla il romano stretto.
Next stop. Prochain arrêt. Milano Porta Garibaldi.
“Che ha detto? Non ho capito…” Fa lei, dimenticandosi purtroppo a chi lo sta chiedendo. L’altro, carico come una molla ruggine, guarda fuori mettendo le mani a coppa. Sembra stia studiando l’universo. Rimane così pochi secondi. Poi, riemerge con la risposta presa da Matrix.
“E nun so signo’… stanno a parlà n’artra lingua…”, dice sistemandosi il foulard. “Però a me me pare proprio che sta a dì Garibbbbaldi.”
Trenord ricorda che domani dalle ore 21 ci sarà sciopero di 24 ore. Fare attenzione agli annunci prima di mettersi in viaggio.
“Ma che cosa chiami il nonno?!?” L’occhio della tizia si danna e si affanna impulsivamente. Obliquo. “Il nonno non sa neanche che cosa tirare fuori, il nonno. Non sono su quella linea i cavi! Adesso mi aspettate, io vengo lì diretta con Francesca e vediamo. Nonno devi lasciarlo stare. Dai. Sì, sì. Va bene. Ciao.” Click. “Il nonno. Figurati.” Percuote con la mano la coscia, ad autoflagellarsi. L’iphone è lanciato istericamente nella borsa in pelle. “Cosa è successo?” “Eh, cosa è successo. Che le cose vanno fatte con la testa!” Improvvisamente il piede stressato si impunta ritmicamente sul pavimento. Tac tac tac tac tac “Hanno la batteria scarica?” Piede stressato la guarda come se avesse fatto la domanda più idiota del mondo. “Scarica… si ma me l’hanno scaricata loro. Quei cretini.” Tac tac tac tac “E adesso?” “Adesso Francesca ha chiamato Andrea che chiama casa e vediamo. Hanno lasciato il ventilatore acceso, la batteria accesa, le luci accese. Tutto acceso. Il cervello no. Quello è spento!” “Succede.” “See. Cresci una famiglia e questo è il risultato.” Si informano i gentili viaggiatori che questo treno viaggia con un ritardo di 25 minuti. Trenord si scusa per il disagio. “Vedi? tu che ti lamenti. C’è di peggio…” “Mavvaffanculo va!” Tac tac tac tac.
“… e, Pino, ne vogliamo parlare?” dice la donna con una quarta sul petto, i Levi’s a zampa tirati fino in gola ed il sibilo di un serpente a sonagli.
“Ma chi?! Il carrozziere?”
“Vedi tu.”
“Impossibile! Ci porto costantemente l’auto. È un bravo ragazzo… “
“Seeee. Come no. Te lo raccomando!” dice quella dai seni enormi. “Che poi” continua, “bravo è bravo nel lavoro, eh. Poi, però… “
L’ altra pare abbia un attimo di sbandamento. Non si capacita. Pino, proprio lui, il carrozziere. Quello delle auto da rifare e verniciare. Il tizio dell’angolo, tra il panificio e la sarta cinese. Tra una botta ed una fresata, una lucidata ed una spazzolata.
Quello che sul profilo whatsapp c’ha l’immagine del castello di Neuschwanstein.
Lì, sempre pronto a salutare al mattino, pomeriggio, sera.
Cazzo.
Pino.
“Non posso crederci… ” dice dopo un attimo. “Roba da matti, gli ho chiesto proprio qualche giorno fa una stuccatura sulla fiancata. Che la macchina era messa proprio di merda.”
“E lui?”
“Lui, che?”
“Non ti sei accorta di nulla?”
“No. Veramente, no… certo, ogni tanto tirava su con il naso, ma mi è parso così normale… ”
“Ah, vedi?! E l’occhio? L’occhio lo hai guardato bene? ”
“quello che si chiude e si apre come un neon?”
“Ecco, brava! E la bocca? “
“si. Bhe. Muove un po’ le labbra in diagonale. Si strofina gli zigomi in continuazione. Eppure… “
“Eppure, eppure. Vicky, dai, su! ”
“Eh?”
“No, dico. Il sangue che gli cola dal naso, lo hai visto? Quello tira. Si fa di acidi. Non hai notato che gli occhi sono a sbalzo?”
“A sbalzo?”
“E la cicatrice? Quella cicatrice che sembra il taglio di una katana?”
“A dire il vero… “
“Anfetamine, barbiturici, la colla… spray per moquette, diluenti per tappezzeria. La sa lunga il tipo, dai, su.”
“Ma, scusa, non sarà mica per l’incidente?”
Il subdolo rettile dal capezzolo di metallo, folgorato da una nuova informazione, arresta a mezz’aria la lingua biforcuta. Il cielo sopra la sua testa, l’eden di sempre, si condensa improvvisamente.
“L’incidente?” chiede. “Quale incidente?”. Non capisce.
“Ha fatto un brutto scontro con la moto.” risponde l’altra. “Gli hanno ricostruito la faccia alle Molinette.”
“No. Dai. Davvero?”
“Si. Qualche mese fa. Magari i segni sul viso, l’occhio a sbalzo, il naso… “
Il serpente strisciante, creatura infida, con la mela ancora tra le mani, si guarda intorno. Non sia mai l’avessero sentita sul vagone. Toglie gli occhiali da vista, li pulisce distrattamente con una pezzetta anonima.
“Incredibile” sussurra dopo aver sparato gratuitamente mezzo chilo di merda su Pino. “È una vergogna! sssssssss…” continua “…sssss… pensare a quanta malignità …ssssss… c’è al mondo”. Striscia. “Guarda…. ssssssss… che schifo.” Si allunga. Si desquama.
“Eh? “
” Ma si…ssssss… basta che uno c’ha la faccia un po’ strana e la gente subito ti viene a dire che si droga….sssssss….”
“Eh, bhe”
“Che io, se ci pensi, ti ho solo riferito.”
“Ah!”
“Ma manco ci credevo. Figurati .. ssssss…”
“Immaginavo.”
“Appunto.”
E rimettrendosi gli occhiali, lascia cascare la mela che, lentamente, rammentando il bene e il male, rotola come il destino, sotto i sedili del trenord per Malpensa.