Il pendolare Lombardo tra pratica alchemica, Trenord, Mazinga e scuola Hokuto

Che qui al nord i treni siano supertreni, e le stazioni super stazioni, tipo la fortezza di Kenzo Kabuto di Mazinga, lo si capisce dalle foto in questo articolo.
Certo, ci sono un po’ di lavori in giro, ma tra un po’ tutto sarà più grande per la conquista dello spazio, di Cortina, e la sconfitta del dott.Ashura.
Il suburbano splenderà. Arriverà. Andrà.
Sarà in orario come un vero Shinkansen. Come Mazinga.
Ed è figo vivere in questo continuo posticipare tra i binari, perché l’attesa non rispecchia solo la logica delle nostre dimensioni giudaico-cristiane (in cui il paradiso arriverà e salverà tutti), ma definisce perfettamente l’idea del pendolarismo.
Colpa, redenzione, salvezza.

Come in una parabola, viaggiamo. Corriamo. Paghiamo pegno per la mela e altri frutti. Versiamo tasse. Erodiamo stipendi in abbonamento trenord. Eseguiamo macumba per la puntualità. Pratichiamo yoga per lo stress. Rincorriamo orari. Entriamo nell’app. Usciamo dall’app. Cambiamo visione, paradigma, mentalità.
Vuoi vedere l’elefante? Allontanati dall’elefante.
Inspiriamo. Espiriamo. Mandiamo a cagare i treni per i delay. Protestiamo via form. Scriviamo via mail. Perdiamo appuntamenti di lavoro. Perdiamo il lavoro. Saltiamo esami universitari. Assumiamo Maalox

Ecco.
in tutto questo bengodi, oltre la promessa della puntualità ferroviaria, a sostenerci c’è l’archetipo della rivelazione mistica suburbana. Quello che in gergo pendolare si chiama “Lo sciopero a due vie.”
PRIMA VIA: Sciopero palesato.
Cioè, sulla rete si palesa lo sciopero, e tu subisci con supplice devozione.
In questa condizione, si inizia con infiammazione al colon, riprogrammazione vita, superamento a piè pari dell’idea green della mobilità. Sveglia alle 4, esci alle 5, autostrade bloccate, tangenziali ferme, congestione, ritardo, pianto isterico, produzione amabile di smog alla faccia dei fighetti dalla evve moscia che “Ma io pvendo il tveno in lombavdia perché è biologico, sistemico, e non scioglie i ghiacci e le tevve vave.”

SECONDA VIA: sciopero palesato chetamente (che non è chetonico, perché bruci bile e non grassi).
Cioè, nessuno palesa e tu, pendolare sfigato, subisci uguale; giornalmente, sommessamente, umilmente, in una sorta di mondo yogico fatto per il milanese perbene che lotta senza lamentarsi mai.
In questa rivelazione visionaria tu non hai a che fare con uno sciopero, ma con gli eventi in cui Jyuza delle nuvole perde contro Raul. Scuola di Nanto contro scuola di Hokuto; non so se mi spiego.
D’altronde, la tecnica suburbana milanese è altamente avanzata, perché segue gli angoli morti della difesa, come nell’Hokuto Gemmy.
Ritardo. Soppressione. Ritardo. No Display. Ritardo. Display senza vita da Porta Vittoria a Garibaldi. Delay. Soppressione. Autobus sostitutivo. Freddo. Gelo. Caldo. Afa. Poggiatesta rabberciato. Odore illecito del cesso. Sciopero. Manca vagone. Giapponesi fanno foto. Scala mobile bloccata. Ascensore rotto. Ci scusiamo per il disagio. Sciopero. Acqua che gocciola dal tetto. Vagone a pressione. Sciopero. Ritardo. Ruote consumate. Gabbiotto del controllo deserto. Sciopero. Obliteratrice guasta. Sciopero. Delay. Salto tornelli. No annunci. Delay.
E poi, il colpo magico, la trasmigrazione attraverso satori.
Come un tumbleweed del deserto, un secchio blu sta al centro del corridoio tra i binari 1 e 21 a raccogliere l’acqua che cade dall’alto, lasciandoti sconfitto. Perché nulla si perde in Lombardia, ma tutto si trasforma e si riempie.
Tipo palla destra piena, palla destra vuota.

Certo, vero. Quando in Porta Garibaldi, priva di scale mobili adeguate, intravedi l’asiatico ottantenne che trascina da solo le valigie a piedi, dal binario 1 (sottosuolo) al binario 18 (terzo piano), oppure l’ universitaria che si mette in spalla la bici nel vagone senza ossigeno, stando attenta che nessuno le sfili via il portafoglio dalla borsa, corri per un attimo il rischio di svegliarti ed uscire dal torpore ipnotico della rivelazione mistica. Corri il rischio di reagire, magari mandando una mail di disappunto milanese all’amministratore di trenord.
Ma l’abitudine ti salva e ti rispedisce fortunatamente nel sonno, perché sei già dotato di un mindset alla Matrix capace di convincerti che tutto fa parte del sistema.
Anche il vecchio cinese che sale a piedi con la borsa da 30 chili.
Sì. È un déjà vu. Una pratica alchemica.
La pillola rossa, Neo.
Antidepressivi, Neo.

Che poi, dovremmo sempre ricordarlo.
la salvezza dell’empireo è qui, a portata di mano, ed assomiglia tanto a quell’annuncio sui binari che qualche giorno fa mi ha coccolato quando ho provato ad andare da Milano a Malpensa, con discesa forzata a Busto Arsizio a causa della solita interruzione dei binari.
“Si avvisano i passeggeri per Malpensa che il pullman in sostituzione, in partenza per Malpensa, partirà dal solito punto di partenza.”
Geniale, bro.
Dipingere il paradiso come fosse la caccia al tesoro, è una metafora che spacca.”
Acqua, fuoco, acquissima.
Spero i lavori non finiscano mai. Perché i nostri treni puntano alle stelle.

