
Stazione di… station… gare… Rho fiera
Apre la porta.
“Giuse’ un’altra precedenza.”
“Eh si ho visto, ho visto.”
Entra, chiude la porta.
Sono in Due. Su un treno in ritardo di 90 minuti a parlare di semafori, nel solito schema in cui, se uno guida, l’altro mette e toglie la chiave quando ci si ferma in stazione.
“Scusi”, dice una tizia di 20 anni che adesso ne dimostra 70. “Non ci sono annunci per i ritardi? E poi c’è una lingua nuova agli altoparlanti?”
Giuse’ l’osserva. Non dice niente. Si guarda intorno cercando il socio, che ad uscire dalla cabina non ci pensa neanche un po’.
“E non so, signora”, dice allontanandosi per infilare la chiave. “Mi dispiace ma c’è stato un guasto. La neve… qualcosa… direfarebaciareletteratestamento…”
La porta si apre. Entra il mondo di Rho Fiera. Fuori il mondo di Rho Fiera.
Il vicino di banco della ventenne invecchiata male, fa una smorfia.
Ha un foulard primaverile con la neve in Lombardia. Gli occhiali intellettualoidi. La faccia di chi non ha un cazzo da fare.
“Massigno’ “, dice con un accento romano che neanche Verdone, “‘sti qui nun sanno manco come se chiamano. A fa’ na domanda su i ritardi se grattugiano er cervello!”
La ventiSettantenne fa sì con la testa, giusto per non dire di no. Tanto è abituata ai ritardi cronici di Trenord . Figurati adesso con un rompicoglioni che sembra un duca e parla il romano stretto.
Next stop. Prochain arrêt. Milano Porta Garibaldi.
“Che ha detto? Non ho capito…”
Fa lei, dimenticandosi purtroppo a chi lo sta chiedendo.
L’altro, carico come una molla ruggine, guarda fuori mettendo le mani a coppa. Sembra stia studiando l’universo.
Rimane così pochi secondi. Poi, riemerge con la risposta presa da Matrix.
“E nun so signo’… stanno a parlà n’artra lingua…”, dice sistemandosi il foulard. “Però a me me pare proprio che sta a dì Garibbbbaldi.”
Trenord ricorda che domani dalle ore 21 ci sarà sciopero di 24 ore. Fare attenzione agli annunci prima di mettersi in viaggio.
Trenord. C’est la grève.
Ao’! Beautiful day.

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