
“Ma che cosa chiami il nonno?!?”
L’occhio della tizia si danna e si affanna impulsivamente. Obliquo.
“Il nonno non sa neanche che cosa tirare fuori, il nonno. Non sono su quella linea i cavi! Adesso mi aspettate, io vengo lì diretta con Francesca e vediamo. Nonno devi lasciarlo stare. Dai. Sì, sì. Va bene. Ciao.”
Click.
“Il nonno. Figurati.”
Percuote con la mano la coscia, ad autoflagellarsi. L’iphone è lanciato istericamente nella borsa in pelle.
“Cosa è successo?”
“Eh, cosa è successo. Che le cose vanno fatte con la testa!”
Improvvisamente il piede stressato si impunta ritmicamente sul pavimento.
Tac tac tac tac tac
“Hanno la batteria scarica?”
Piede stressato la guarda come se avesse fatto la domanda più idiota del mondo.
“Scarica… si ma me l’hanno scaricata loro. Quei cretini.”
Tac tac tac tac
“E adesso?”
“Adesso Francesca ha chiamato Andrea che chiama casa e vediamo. Hanno lasciato il ventilatore acceso, la batteria accesa, le luci accese. Tutto acceso. Il cervello no. Quello è spento!”
“Succede.”
“See. Cresci una famiglia e questo è il risultato.”
Si informano i gentili viaggiatori che questo treno viaggia con un ritardo di 25 minuti. Trenord si scusa per il disagio.
“Vedi? tu che ti lamenti. C’è di peggio…”
“Mavvaffanculo va!”
Tac tac tac tac.
