
L’uomo con gli occhiali spessi sta fermo in piedi, come un palo della luce. A un centimetro dallo schermo. La pupilla tra le righe dei treni maledetti dell’inferno.
“Cos’è, ancora cancellato?” chiede.
“Sti buffoni,” risponde l’altro, muovendo la gamba come se dovesse andare al cesso, immantinente.
“Hanno soppresso pure il Novara e il Garbagnate.”
“Pure…”
“Guarda Torino. Guarda… 80 minuti di ritardo! Chemmerde, dai.”
“Davvero.”
“Ma ti faccio vedere io, ti faccio.”
“Cos’è che fai?”
Occhiali spessi si gira per capire se il treno che sta arrivando sia un miracolo o una visione. È quello per Varese. Non c’entra nulla, ma meglio che rimanere nella caverna di Porta Vittoria. Tanto, a Garibaldi con le scale mobili rotte, poi cambia e cerca qualcos’altro.
Questo è il bello della Lombardia, la regione industriale mitteleuropea, mica uno sputo di isola sperduta nel Pacifico. Figurati!
Il treno si ferma.
Lui sale. Tutti salgono.
“Ou!”, insiste l’altro con la gamba mobile, “quindi, che fai?”
“Che faccio? Faccio che se viene il controllore non gli mostro neanche l’abbonamento.”
“See. E se poi ti fa la multa?”
“Chemenefotte!”
Occhiali spessi – il vero uomo con il pelo sul petto che spunta dalla camicia, tutto d’un pezzo come Achille dalle spalle larghe – quando arriva il controllore che gli dice Signori biglietti, si gira bellamente, annuisce e risponde Sì, certo. Prego, tenga, porgendogli l’abbonamento con diligenza. Con sollecitudine operosa.
“Ma scusa,” sussurra Gamba mobile quando il controllore va via, “ma non avevi detto che non gli mostravi il biglietto e chisenefotte?”
C’è un minuto di silenzio, in cui si sentono le voci arabe che si mischiano a quelle italiane. Il suono delle pompe di calore sulla schiena, la puzza del cesso guasto in corridoio, il cullare soporifero del vagone. Ed è alla fine di quel momento che Achille tutto occhiali si volta d’improvviso, con la mascella rigida. Gli occhi, due lame dietro le lenti spesse.
“Ma non hai visto come l’ho guardato?”
“Come?”
“E che ne so come. Ma ha capito, fidati. Ha capito proprio!”
Si avvisano i gentili passeggeri che questo treno viaggia con 35 minuti di ritardo per problemi agli impianti. Stiamo lavorando per voi, per la Regione Lombardia e per l’universo intiero. Che, questa, non è un’isola spersa nel pacifico
Vi ringraziamo, assieme al nostro amministratore delegato, per aver scelto Trenord.

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